Marmairò

Una nuova estetica della scultura

Il marmo, materiale che per eccellenza caratterizza la scultura di tipo classico, racchiude nella sua parola un viaggio simbolico che chiede di essere percorso, necessariamente per raccontare una nuova storia dell’arte contemporanea.
Il termine “marmo” deriva da un verbo usato nell’antica Grecia per indicare un’azione propria di un soggetto: “marmaìrô”, ovvero “io splendo, io brillo”. E la storia che si vuole raccontare inizia proprio da qui, dalla materia che compie un’azione, un impercettibile movimento che è solo suo e ogni giorno si rinnova, attraverso le mani e le menti degli Affiliati Peducci/Savini.

Gli Affiliati non sono semplicemente due scultori, essi sono soprattutto un luogo, una ex cava di pietra rosa dove vivono e lavorano. Qui, nella cavità di una montagna, alle spalle della città di Assisi, si apre un piazzale disseminato di creature bianche, ciascuna avvinghiata alla storia che le appartiene e a tutte quelle persone che fanno degli Affiliati un luogo di ricerca e sperimentazione.
Il punto di partenza per una nuova idea di scultura è racchiuso nella conoscenza delle tecniche più antiche, tramandate da secoli, che vedono la mano di un artista imporsi sulla materia per determinarne una trasformazione: un atto di forza che imprime le immagini del mondo esterno su una superficie apparentemente inerte. A questo, però, gli Affiliati aggiungono qualcosa: riconoscono alla materia una proprietà viva che suggerisce loro come vuole essere toccata e guardata, aprendosi così a nuove tecniche di lavorazione.
Ogni blocco di marmo è una possibilità e ciascun materiale ne possiede una, l’obbiettivo è lasciare che la materia faccia brillare il suo segreto, per un attimo, e da lì proseguire. Questo è “marmaìrô”, la scintilla, il motore che muove verso nuovi punti di vista, esplorando confini sempre più dinamici nel rapporto artista/materia/forma.

Dall’estetica alla scienza, dalla forma alla natura. Un viaggio a ritroso teso al rinnovamento e sconvolgimento delle nozioni date, raggiungendo un effetto di straniamento dell’opera d’arte: sculture in marmo che si piegano alla leggerezza del cartone, suonano ruotando su un giradischi, si sbriciolano come il polistirolo, bruciano come pezzi di legno e infine si deformano, come morbidi tessuti posti al sottovuoto.
Gli Affiliati fanno della scultura una scienza e spostando continuamente un punto di vista dato, ereditato dalla tradizione, piantano semi di viaggio che aspettano solo di essere raccontati.